Transizione 5.0: cosa fare se il tuo progetto è in lista attesa
Negli ultimi mesi molte imprese hanno completato una parte importante dell’iter Transizione 5.0, in particolare la certificazione ex-ante e la presentazione della pratica sulla piattaforma, ricevendo però l’esito di “progetto tecnicamente ammissibile” senza la contestuale allocazione delle risorse.
È la situazione più delicata: si è investito tempo e denaro per rispettare una procedura complessa, ma la domanda resta in lista di attesa.
In questo articolo scioglieremo i dubbi principali legati a questa condizione di stand-by: cosa significa esattamente trovarsi in lista d'attesa, quali sono le tempistiche previste, cosa si può fare nell'immediato e come prepararsi al meglio per quando si sbloccheranno nuove risorse.
Perché si finisce in lista di attesa anche con la certificazione ex-ante?
Il Piano Transizione 5.0, istituito come credito d'imposta per gli investimenti del biennio 2024-2025 (Art. 38 del DL 19/2024), è volto a sostenere progetti che garantiscano una riduzione dei consumi energetici.
Le modalità attuative e gli adempimenti (incluse certificazioni e documentazione) sono stati definiti nel decreto interministeriale del 24 luglio 2024.
La problematica principale, tuttavia, non risiede primariamente nell'aspetto tecnico, bensì in quello finanziario. A novembre 2025, la dotazione finanziaria complessiva per il Piano Transizione 5.0 è stata ridotta significativamente a circa 2,5 miliardi di euro, a seguito della rimodulazione del PNRR (a fronte dei 6,3 miliardi inizialmente stanziati).
Di conseguenza, il volume delle prenotazioni ha ecceduto la disponibilità effettiva. Questo squilibrio ha generato una vera e propria coda di progetti che, pur essendo ammissibili, non possono essere immediatamente finanziati.
Cos’è la certificazione ex-ante nel Piano Transizione 5.0?
La certificazione ex-ante o preventiva è un requisito indispensabile senza il quale non è possibile procedere con l'investimento o il completamento del progetto: essa attesta la coerenza con i vincoli della misura e i requisiti di riduzione dei consumi.
Il beneficio si rende, però, definitivo solo a condizione che vengano completati anche gli adempimenti successivi, inclusi quelli ex-post e contabili, e che le risorse finanziarie siano disponibili.
Scadenze Transizione 5.0: entro quando completare il progetto se si è in lista di attesa
Per chi si trova in lista di attesa, la variabile critica è il tempo. La richiesta, infatti, è quella di trasmettere la comunicazione di completamento del progetto entro il 28 febbraio 2026. Questo termine è fondamentale perché eventuali risparmi o rinunce potrebbero rendere disponibili risorse, ma solo per periodi limitati.
La situazione impone quindi una scelta: continuare a sostenere costi per restare pronti all'azione o sospendere le attività e attendere sviluppi futuri.
Imprese in lista di attesa Transizione 5.0: i due scenari possibili
Scenario 1: proseguire e completare gli adempimenti 5.0
Questa prima strategia corrisponde al tenersi pronti in caso si sblocchino le risorse.
Ciò significa completare le attività richieste, incluse certificazioni ulteriori, verifiche, documentazione tecnica e revisione/certificazione contabile, per essere nelle condizioni di chiudere la pratica rapidamente se si aprisse uno spiraglio finanziario.
Il vantaggio di tale strategia risiede nella riduzione del rischio di perdere l’opportunità per ragioni meramente temporali, ovvero non riuscire a produrre la documentazione nel momento in cui le risorse venissero effettivamente allocate.
Lo svantaggio è l'inevitabile esborso, per certificazione o revisione, anche qualora il rifinanziamento non si concretizzi o il resto del debito rimanga scoperto.
Scenario 2: sospendere il progetto e attendere sviluppi normativi
Questa seconda strategia corrisponde al sospendere le attività.
In questo caso, l’impresa decide di non procedere oltre finché non arrivano chiarimenti ufficiali (rifinanziamenti, norme di raccordo, migrazioni verso altri strumenti).
Il vantaggio in questo caso è quello di evitare di sostenere subito costi ulteriori.
Lo svantaggio risiede nel fatto che, in caso si aprissero finestre brevi, l’impresa potrebbe non fare in tempo a completare gli adempimenti e, di conseguenza, perdere la chiusura della pratica.
Le alternative a Transizione 5.0: piano Transizione 4.0 e nuove agevolazioni
Nel dibattito recente emerge l’ipotesi che, data l'insufficienza dei fondi per l'Industria 5.0, si favorisca la migrazione verso il piano Transizione 4.0, sebbene con benefici più contenuti. Lo stanziamento aggiuntivo discusso in sede di bilancio ha infatti riguardato la possibile copertura della normativa 4.0 e non della 5.0. Tuttavia, sarà necessaria una normativa di raccordo per operativizzare questo "travaso" di risorse.
Finché non c’è una disciplina chiara (procedura, termini, comunicazioni, ricalcoli, perimetro investimenti), l’opzione resta incerta.
Da Transizione 5.0 all’iper ammortamento: cosa cambia per le imprese
Sul piano normativo, la Legge di Bilancio 2026 (L. 30 dicembre 2025, n. 199) ha introdotto una maggiorazione del costo di acquisizione per determinati investimenti, applicabile ai fini delle quote di ammortamento e dei canoni di leasing.
Il decreto attuativo di prossima pubblicazione ne andrà a disciplinare la procedura di accesso.
Dal testo del decreto attuativo, ad oggi ancora in via ufficiosa, risultano alcuni elementi molto concreti, come:
- Periodo di effettuazione degli investimenti: dal 1° gennaio 2026 al 30 settembre 2028;
- Perimetro beni: beni funzionali alla trasformazione tecnologica e digitale (allegati IV e V alla L. 199/2025) e beni per autoproduzione/autoconsumo da rinnovabili (con regole specifiche);
- Vincolo di produzione “Made in UE/SEE”: per fruire del beneficio, occorre documentare che i beni siano prodotti in UE/SEE (certificato/dichiarazione di origine, con riferimenti ai criteri doganali);
- Oneri documentali tecnici: analisi/perizia rilasciata da professionisti/enti;
- Semplificazione con dichiarazione del legale rappresentante se il costo unitario non supera 300.000 euro (per i beni degli allegati);
- Procedura tramite GSE: il decreto descrive comunicazioni preventive e conferme dell’investimento, con gestione e verifiche in capo al GSE.
Vuoi conoscere i dettagli sul decreto attuativo del nuovo iper ammortamento? Leggi sul nostro blog l’articolo: "Iper ammortamento 2026: i dettagli del nuovo decreto attuativo”
Credito d’imposta Vs iper ammortamento: differenze chiave
Il vantaggio dell’iper ammortamento è fiscale, ma di natura diversa rispetto al credito d’imposta:
- Nel Piano Transizione 5.0 “classico” il beneficio è un credito d’imposta parametrato alla spesa e alle fasce di risparmio energetico, ovvero utilizzabile in compensazione, con regole dedicate;
- Nel Piano Transizione 5.0 “nuovo”, dunque l’iper ammortamento, il beneficio si realizza tramite maggiorazione del costo deducibile (ammortamento/leasing), quindi incide sul reddito imponibile nel tempo.
Siccome la nuova disciplina dell’iper ammortamento stabilisce che gli investimenti devono essere effettuati a partire dall’1 gennaio 2026, le aziende che hanno ordinato beni nuovi con caratteristiche ammissibili al vecchio piano Transizione 5.0 ma non li hanno ancora ricevuti o installati entro il 31 dicembre 2025 potrebbero optare per la nuova disciplina agevolativa.
Come scegliere tra attesa, completamento adempimenti, credito 4.0 e iper ammortamento?
Per prendere una decisione "razionale", evitando scelte puramente ideologiche, è necessario considerare la convergenza di tre fattori chiave:
- Importo e complessità del progetto 5.0: maggiore è la rilevanza del progetto, più significativa sarà la potenziale perdita derivante da ritardi o mancanza di tempo;
- Costo residuo degli adempimenti: certificazione ex-post, perizie, certificazione contabile/revisione;
- Piano B realmente praticabile:
- L'iper-ammortamento si configura come un'opzione valida se gli acquisti futuri rispettano i vincoli UE/SEE e rientrano nel perimetro dei beni ammortizzabili per il periodo 2026-2028;
- Se è necessario includere elementi non compatibili con l'Industria 4.0 (ad esempio alcune fonti rinnovabili), è probabile che il trasferimento di risorse non copra l'intero fabbisogno.
Cosa possiamo fare per te
Archita Engineering, con il suo team di esperti in RS & innovazione, supporta le imprese nel prendere decisioni consapevoli e sostenibili rispetto agli investimenti già avviati e a quelli futuri.
In particolare, affianchiamo le aziende che hanno presentato progetti Transizione 5.0, fornendo:
- Valutazione strategica dei progetti in lista di attesa;
- Supporto operativo nella gestione degli adempimenti, come certificazioni ex-post, perizie tecniche, certificazione contabile;
- Analisi di soluzioni alternative, verificando la compatibilità degli investimenti già programmati;
- Pianificazione degli investimenti futuri, per ottimizzare il beneficio fiscale nel nuovo quadro normativo.
Contattaci per una consulenza.
Ti è piaciuto l'articolo e vuoi ricevere gli aggiornamenti più significativi sulle novità di questo settore? Iscriviti qui alla Newsletter di Archita Engineering.