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Le "Incertezze" del Piano Transizione 4.0

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Le tante incertezze sulle attività agevolate dal credito d’imposta in ricerca e sviluppo (R&S) rischiano di minare l’efficacia degli incentivi previsti dal Piano Transizione 4.0.
Investimenti di cui ora, più che mai, c’è un estremo bisogno per tornare a far crescere il sistema Paese, che ha affrontato la pandemia già provato da oltre un ventennio di produttivita’ zero. “Ogni euro investito in ricerca, sviluppo e innovazione genera ricchezza da tre a cinque volte di più”, ricorda Francesco De Santis, vice presidente di Confindustria, in un’intervista rilasciata a Il Sole 24 Ore.
Una ricchezza che si traduce in aumento del PIL e dell’occupazione qualificata, oltre che in un cambiamento di mentalità da parte delle imprese: investire, ricorda De Santis, vuol dire guardare al futuro.
Se dal 2016 le imprese beneficiarie del credito d’imposta per ricerca e sviluppo sono decisamente aumentate (da 8 mila a 40 mila l’anno), emergono dubbi sull’effettiva efficacia delle misure nello stimolare gli investimenti in questi ambiti.
“Il dubbio e la preoccupazione che abbiamo è che questa misura non è stata in grado di far veramente progredire la spesa in ricerca e sviluppo, quanto meno in maniera corrispondente alla risorse stanziate e ai beneficiari dell’agevolazione”, commenta Calabrò. Dagli accertamenti effettuati emergerebbero, infatti, molteplici casi di uso improprio, da parte delle imprese, del credito d’imposta per le attività di ricerca e sviluppo. Agevolazioni che in molti casi sono state utilizzate per introdurre innovazioni di prodotto o processo che rappresentano una novità per l’impresa, ma che tuttavia sono già presenti sul mercato, perché fornite da altre aziende.
Una situazione da attribuire, secondo Calabrò, a incertezze interpretative e che può comportare un grande rischio per le aziende. Infatti, l’impresa che, in buona o in cattiva fede, ha usufruito delle agevolazioni per finanziare attività che non rispettano i criteri indicati dalla normativa, può incorrere nel reato di credito inesistente.
Alla luce di ciò, il meccanismo automatico del credito d’imposta, basato su una procedura standard e semplificata, che doveva stimolare gli investimenti delle imprese rischierebbe invece di costituire un deterrente. Un nodo che deve essere urgentemente chiarito, ribadisce De Santis, secondo cui nonostante i confini tra le attività agevolabili e non possono essere incerti in alcuni casi, l’imprenditore che nel richiedere il credito abbia effettuato tutta la documentazione necessaria, che risulta essere completa, veritiera e corretta, non dovrebbe essere accusato di credito inesistente, equiparando le ipotesi di incertezza valutativa a quelle di veri e propri comportamenti fraudolenti.

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Foto di Matteo Iubatti amministratore delegato di Archita Engineering.

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