Quante volte un’azienda ha ricevuto da un cliente o da una banca un questionario ESG, per poi riceverne un altro, diverso, pochi mesi dopo? E quante volte la risposta è stata approssimativa o costruita ex novo, raccogliendo dati sparsi e poco chiari tra uffici diversi?
Il problema, nella maggior parte dei casi, non è la mancanza di informazioni, ma la mancanza di un metodo per organizzarle e di un punto di partenza chiaro. Da questa consapevolezza nasce l’Assessment ESG, il supporto con cui Archita Engineering valuta il livello di maturità ESG delle imprese non soggette a obbligatorietà secondo la CSRD (Corporate Sustainability Reporting Directive) basandosi sul Principio di volontarietà europeo (Voluntary Standard - VS).
Partendo da un questionario e da indicatori misurabili, l’assessment restituisce all’azienda il suo livello di maturità e un piano di miglioramento definito e sostenibile, volto alla rendicontazione di sostenibilità.
Il contesto attuale: richieste che arrivano senza un vero obbligo
Le imprese con meno di 1.000 dipendenti non hanno un obbligo diretto di rendicontazione di sostenibilità. La Direttiva (UE) 2026/470 (nota come Pacchetto omnibus I) riguarda, infatti, esclusivamente le grandi imprese con oltre 1.000 dipendenti e un fatturato netto superiore a 450 milioni di euro. Quello che ne scaturisce, tuttavia, è un forte “effetto a cascata”: le imprese obbligate, così come le banche e gli intermediari finanziari, devono raccogliere dati ESG lungo la loro catena del valore, ribaltando l’impegno sui propri fornitori. Per rispondere a questo problema, la Commissione europea ha adottato il Regolamento Delegato (UE) 2026/1560, che istituisce un Principio di rendicontazione ad uso volontario (Voluntary Standard) elaborato da EFRAG. Il principio, coerente con gli ESRS (European Sustainability Reporting Standard) ma semplificato, mantiene un approccio proporzionato alle dimensioni aziendali ed è strutturato secondo un Modulo Base e un Modulo Onnicomprensivo. L'utilità di adottare questo standard è duplice:
- da un lato, offre un linguaggio comune per rispondere ai questionari in modo chiaro e strutturato;
- dall'altro, il Regolamento attiva il cosiddetto “Value Chain Cap” (limite per la catena del valore): un vero e proprio scudo normativo che vieta alle grandi imprese di richiedere ai fornitori fino a 1.000 dipendenti informazioni sulla sostenibilità aggiuntive rispetto a quelle essenziali previste dal principio volontario (VS).
L’obiettivo è proteggere le realtà più piccole da oneri eccessivi, fornendo loro esattamente i dati di cui il mercato ha bisogno.
L’esigenza delle imprese: sapere da dove partire
Adottare questo standard, però, non è affatto semplice quando si parte da zero.
- Quali dati abbiamo già a disposizione?
- Quali politiche esistono ma non sono formalizzate?
- Quali richieste siamo in grado di soddisfare oggi e quali no?
Senza una risposta, la rendicontazione resta un’attività di sola emergenza e gli interventi ESG diventano scelte del tutto occasionali, scollegate dagli obiettivi dell’azienda e di conseguenza solo costose. Serve quindi, prima di tutto, una fotografia chiara del proprio livello di maturità ESG e un metodo per potersi migliorare nel tempo.
Assessment ESG: come funziona e cosa ottieni
È a questa esigenza che risponde l’Assessment ESG di Archita: una valutazione del livello di maturità ESG, costruita sul Modulo Base del Voluntary Standard e pensata anche per imprese con poca familiarità con la sostenibilità. L’Assessment è volontario e non certificativo e costituisce il primo vero passo per capire a che punto ci si trova, per arrivare successivamente alla redazione del Bilancio di sostenibilità. Il percorso si articola in tre semplici passaggi:
1. Questionario e KPI
L’azienda, supportata dai consulenti, risponde a un questionario su presidi, politiche e iniziative in ambito ambientale, sociale e di governance e fornisce (ove disponibili) i 10 KPI misurabili previsti dallo standard, tra cui energia, emissioni, rifiuti e sicurezza sul lavoro.
2. Algoritmo di calcolo
Informazioni qualitative e dati quantitativi confluiscono in un algoritmo che restituisce un punteggio da 0 a 100 e fa emergere il livello di maturità dell’azienda su cinque livelli, facile da leggere e da confrontare nel tempo.
3. Piano di miglioramento
Sulla base del livello raggiunto, indichiamo gli interventi concreti per colmare i punti deboli emersi, in ambito gestionale, ambientale e sociale.
L’approccio è “ibrido”: il risultato non dipende solo da ciò che l’azienda dichiara, ma anche da quanto riesce a misurare e governare i propri dati. Un dato o un presidio mancante incide sul livello raggiunto e indica con chiarezza cosa va strutturato per primo. Al termine l’azienda riceve un report con il proprio profilo ESG e livello di maturità, una gap analysis su dati, politiche e azioni, i KPI ambientali, sociali e di governance organizzati secondo lo standard e un piano di miglioramento preciso.
In concreto, può:
- rispondere in modo più semplice e coerente alle richieste di banche, clienti e intermediari finanziari nelle valutazioni non finanziarie;
- portare evidenze solide in gare, bandi e richieste di finanza agevolata, dove la sostenibilità conta sempre di più;
- individuare punti di forza, rischi e inefficienze su cui intervenire e decidere le priorità in base ai dati;
- prepararsi a evoluzioni future, partendo da una base già pronta per il bilancio di sostenibilità secondo il Modulo Base e, in prospettiva, per il Modulo Omnicomprensivo.
Il primo passo con Archita Engineering
Il team di Archita accompagna l’azienda nella compilazione del questionario, nella raccolta dei KPI, fino alla restituzione dei risultati e alla definizione del piano di azione, con un metodo proporzionato alle dimensioni e alle risorse dell’impresa. Non una fotografia fine a sé stessa, ma il punto di partenza per trasformare dati dispersi in un percorso ESG misurabile e progressivo. Se la tua azienda riceve richieste ESG da clienti o banche, o vuole capire dove si trova su questi temi, contattaci per una prima valutazione.

