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Filiera della moda: 100 milioni dal MIMIT per i programmi di sviluppo delle PMI

Mimit: bando su filiera della moda

Il Ministero delle Imprese e del Made in Italy ha definito le regole di un nuovo intervento dedicato alle piccole e medie imprese della filiera della moda. La dotazione è di 100 milioni di euro sul Fondo per la crescita sostenibile e sostiene programmi di sviluppo di importo compreso tra 1 e 20 milioni di euro, con agevolazioni che possono coprire fino al 75% delle spese ammissibili. La misura è istituita dall'articolo 3 della legge 11 marzo 2026, n. 34, la Legge annuale sulle piccole e medie imprese, e trova attuazione nel decreto ministeriale 6 agosto 2026, pubblicato sul sito del Ministero il 10 settembre. I termini per la presentazione delle domande saranno fissati con un successivo provvedimento del Direttore generale per gli incentivi alle imprese: lo sportello non è quindi ancora aperto, ma il perimetro tecnico della misura è già interamente definito. In questo articolo analizziamo requisiti, spese ammissibili, forme di agevolazione e criteri di valutazione, con particolare attenzione agli elementi che incidono sulla posizione in graduatoria.

Che cosa prevede la misura e quali obiettivi persegue

L'intervento non si limita a sostenere la spesa per investimenti. Il decreto individua tre direttrici esplicite che orientano sia i programmi finanziabili sia i criteri di selezione:

  • l'integrazione dei processi produttivi localizzati in Italia lungo l'intera filiera;
  • l'utilizzo prevalente di semilavorati di origine italiana o europea;
  • la presentazione di programmi in forma congiunta da parte di più imprese.

Si tratta di una differenza sostanziale rispetto alle misure di sostegno al settore moda degli anni precedenti, che finanziavano prevalentemente servizi specialistici con contributi di dimensione contenuta. Qui l'oggetto dell'agevolazione è il programma industriale: la scala degli investimenti richiesti e la struttura del contributo collocano la misura nell'ambito dei progetti di trasformazione produttiva, non degli interventi di aggiornamento tecnologico puntuale. Per un inquadramento più ampio degli strumenti che finanziano investimenti di questa dimensione, rimandiamo al nostro approfondimento sulla finanza agevolata per i grandi progetti di investimento.

Quali imprese possono accedere

Possono presentare domanda le piccole e medie imprese che risultano:

  • regolarmente costituite, iscritte e attive nel Registro delle imprese;
  • operanti nella filiera della moda secondo i codici ATECO 2025 elencati nell'allegato al decreto ministeriale;
  • in possesso degli ulteriori requisiti previsti dal decreto, tra cui la regolarità contributiva, l'assenza di procedure concorsuali con finalità liquidatorie e l'assenza delle cause di esclusione previste dal Codice degli incentivi.

Per le imprese soggette all'obbligo rileva inoltre la stipula della copertura assicurativa contro i danni da calamità naturali introdotta dall'articolo 1, comma 101, della legge n. 213/2023.

Il perimetro delle attività ammesse

L'allegato al decreto adotta una definizione ampia di filiera. Oltre alle divisioni ATECO integralmente comprese - tessile, articoli di abbigliamento, pelli e articoli in pelle - il perimetro include numerose attività collegate: finissaggio chimico di tessili e cuoio, fibre sintetiche e artificiali, lavorazioni metalliche destinate agli accessori, oreficeria e bigiotteria, orologeria, lenti e montature per occhiali, stampa serigrafica su tessuti, fino alla progettazione di moda. Questa impostazione ha una conseguenza operativa rilevante: molte imprese che non si identificano immediatamente come "aziende della moda" rientrano invece nel perimetro agevolabile in virtù della propria attività a monte o a valle della catena del valore. La verifica del codice ATECO rispetto all'allegato è il primo controllo da effettuare, prima di qualsiasi valutazione sul progetto.

Dimensione e struttura dei programmi finanziabili

I programmi di sviluppo devono prevedere spese ammissibili comprese tra 1 milione e 20 milioni di euro ed essere realizzati sul territorio nazionale. La domanda può essere presentata:

  • da una singola PMI, per un programma individuale;
  • in forma congiunta da un numero di imprese compreso tra tre e sei. In questo caso il progetto riferibile a ciascuna impresa partecipante non può essere di importo inferiore a 200.000 euro.

Ogni impresa può presentare una sola domanda, individualmente oppure all'interno di un programma congiunto.

Investimenti e spese ammissibili

Il nucleo del programma è costituito da un investimento produttivo, che può riguardare:

  • la creazione di una nuova unità produttiva;
  • l'ampliamento della capacità di uno stabilimento esistente;
  • la diversificazione della produzione verso prodotti non realizzati in precedenza;
  • un cambiamento sostanziale del processo produttivo dell'unità interessata;
  • l'acquisizione degli attivi di uno stabilimento esistente.

Per i programmi di investimento produttivo fino a 1 milione di euro è ammesso anche il rinnovo di impianti, macchinari e attrezzature finalizzato a mantenere o migliorare la capacità produttiva.

Le componenti che si affiancano all'investimento produttivo

Il decreto consente di costruire un programma articolato, entro limiti percentuali definiti:

  1. progetti di innovazione di processo e organizzativa, fino al 40% dell'investimento complessivo;
  2. progetti di formazione del personale, fino al 20%;
  3. attività di ricerca industriale e sviluppo sperimentale, ammesse quando l'investimento produttivo supera i 5 milioni di euro.

È un punto che merita attenzione in fase di progettazione: la componente di ricerca, sviluppo e innovazione non è un elemento accessorio, ma una leva che consente di ampliare il perimetro delle spese agevolabili e di rafforzare il profilo qualitativo del programma.

Le principali voci di spesa

Tra le spese ammissibili il decreto individua:

  • suolo aziendale e relative sistemazioni, entro il 10% dell'investimento produttivo;
  • opere murarie e infrastrutture specifiche, entro il 40%;
  • macchinari, impianti e attrezzature nuovi di fabbrica;
  • impianti per l'autoproduzione di energia da fonti rinnovabili destinata all'unità produttiva;
  • immobilizzazioni immateriali;
  • consulenze collegate al programma produttivo, entro il 5%.

L'ammissibilità degli impianti di autoproduzione da fonti rinnovabili apre uno spazio interessante per chi sta già valutando interventi di efficientamento energetico: l'investimento energetico, se coerente con l'unità produttiva agevolata, può essere inserito nel programma anziché essere trattato come intervento separato.

Come funzionano le agevolazioni

Le agevolazioni sono concesse nella forma del contributo a fondo perduto e, su richiesta dell'impresa, del finanziamento agevolato. La copertura complessiva può arrivare fino al 75% degli investimenti ammissibili. Questo valore rappresenta un tetto massimo teorico, non un'aliquota garantita: l'intensità effettivamente riconosciuta dipende dai limiti previsti dalla disciplina europea sugli aiuti di Stato, dalla dimensione dell'impresa, dalla tipologia di spesa e dalla localizzazione del progetto. Il valore definitivo viene determinato in sede di istruttoria. Il finanziamento agevolato presenta le seguenti caratteristiche:

  1. importo fino al 20% degli investimenti ammissibili;
  2. durata massima di dieci anni, oltre a un periodo di preammortamento fino a tre anni;
  3. tasso pari al 20% del tasso di riferimento vigente alla data di concessione;
  4. rimborso con rate semestrali.

Per gli investimenti produttivi agevolati secondo la Carta degli aiuti di Stato a finalità regionale, l'impresa deve inoltre garantire con risorse proprie o con finanziamenti privi di qualsiasi sostegno pubblico almeno il 25% delle spese ammissibili.

Le riserve di risorse: micro e piccole imprese e Mezzogiorno

La dotazione di 100 milioni prevede due riserve:

  1. 5% delle risorse a favore delle micro e piccole imprese;
  2. 0% delle risorse destinato ai programmi realizzati in Abruzzo, Molise, Campania, Basilicata, Calabria, Puglia, Sicilia e Sardegna.

Le riserve operano sulla ripartizione dei fondi e possono modificare in modo significativo la probabilità di accesso per un'impresa che rientri in entrambe le categorie.

Graduatoria e criteri di valutazione: perché non è un click day

La selezione avviene attraverso una procedura valutativa a graduatoria. L'ordine cronologico di invio della domanda non determina la priorità di accesso: conta la qualità e la solidità del progetto presentato. Il decreto individua tre indicatori sui quali sarà costruita la valutazione:

  • la copertura finanziaria del piano di sviluppo;
  • il rapporto tra margine operativo lordo (EBITDA) e investimento complessivo;
  • il possesso di certificazioni etico-sociali e di strumenti di tracciabilità della supply chain.

Sono inoltre già quantificate alcune maggiorazioni di punteggio:

ElementoRating di legalità
Rating di legalità3%
Certificazione della parità di genere3%
Utilizzo prevalente di semilavorati di origine italiana o UE (con documentazione dell'origine)3%
Presentazione congiunta da parte di imprese collocate in fasi diverse della catena del valore3%
Incidenza del costo del personale superiore al 15% del fatturato dell'ultimo bilancio approvato10%

Il futuro provvedimento attuativo definirà i punteggi attribuiti ai singoli indicatori e le eventuali soglie minime. Questo è il punto che distingue questa misura dalla maggior parte degli incentivi a sportello. Due elementi premianti su cinque - rating di legalità e certificazione della parità di genere - non si costruiscono nelle settimane che precedono la domanda: richiedono un percorso strutturato di certificazione e legalità d'impresa. Un terzo elemento, la tracciabilità della supply chain, presuppone sistemi di raccolta e verifica dei dati lungo la filiera. Chi inizia a lavorarci quando il bando è già aperto, difficilmente arriva in tempo.

Programmi congiunti: un'opportunità per le filiere territoriali

La possibilità di presentare programmi congiunti da tre a sei imprese merita una valutazione specifica, soprattutto nei distretti dove la produzione è distribuita su più soggetti specializzati. Il vantaggio non è soltanto il punteggio aggiuntivo riconosciuto alle aggregazioni tra imprese collocate in fasi diverse della catena del valore. La forma congiunta permette di raggiungere la soglia minima di 1 milione di euro anche a imprese che singolarmente non avrebbero la dimensione per farlo, con un progetto individuale che parte da 200.000 euro. Il contraltare è la complessità gestionale: un programma congiunto richiede una definizione precisa dei perimetri progettuali, degli impegni reciproci e della governance del programma. È un'operazione che va impostata correttamente fin dall'inizio, perché correggerla in corso d'opera è difficile.

Tempi, erogazioni e realizzazione del programma

Il decreto definisce già il quadro procedurale:

  • la graduatoria deve essere pubblicata entro 30 giorni dal termine di presentazione delle domande;
  • l'istruttoria di ciascuna pratica deve concludersi entro i successivi 90 giorni;
  • i progetti devono essere avviati dopo la presentazione della domanda e conclusi entro 36 mesi dal provvedimento di concessione, con possibile proroga motivata fino a ulteriori 12 mesi;
  • le erogazioni avvengono in un massimo di tre stati di avanzamento lavori;
  • è possibile richiedere un'anticipazione fino al 25% delle agevolazioni concesse, dietro presentazione di fideiussione bancaria o polizza assicurativa di pari importo.

La gestione delle domande è affidata a un Soggetto gestore individuato dal Ministero.

Che cosa conviene fare adesso

Lo sportello non è aperto, ma la fase preparatoria è già iniziata. Sulla base del decreto, le attività che hanno senso avviare in questa finestra sono:

  1. Verifica del perimetro di ammissibilità. Controllo del codice ATECO rispetto all'allegato, verifica della dimensione PMI, dei requisiti di regolarità e delle eventuali cause di esclusione.
  2. Dimensionamento del programma. La soglia minima di 1 milione di spesa ammissibile è vincolante. Se il fabbisogno di investimento è inferiore, vale la pena valutare l'estensione del perimetro progettuale o la strada del programma congiunto, prima di scartare la misura.
  3. Analisi degli indicatori finanziari. Copertura finanziaria del piano e rapporto tra EBITDA e investimento sono indicatori di graduatoria: vanno calcolati prima di definire la dimensione dell'investimento, non dopo.
  4. Ricognizione degli elementi premianti. Rating di legalità, certificazione della parità di genere e tracciabilità dei semilavorati richiedono tempi di attivazione che vanno stimati subito.
  5. Costruzione della documentazione sull'origine dei semilavorati. La maggiorazione legata all'utilizzo prevalente di semilavorati italiani o europei è subordinata alla documentazione dell'origine. Serve un sistema di evidenze, non una dichiarazione.

Domande frequenti

Quando si potranno presentare le domande? I termini non sono ancora stati fissati. Saranno definiti con un successivo decreto del Direttore generale per gli incentivi alle imprese, che stabilirà anche la procedura telematica e la documentazione richiesta. Un'impresa può presentare più di una domanda? No. Ciascuna impresa può presentare una sola domanda, individualmente oppure all'interno di un programma congiunto. Il 75% è il contributo che ricevo? No. Il 75% è il tetto massimo della somma tra contributo a fondo perduto e finanziamento agevolato rispetto agli investimenti ammissibili. L'intensità effettiva dipende dai limiti previsti dalla disciplina europea sugli aiuti di Stato e viene determinata in fase di valutazione. Posso avviare il progetto prima di presentare la domanda? No. I progetti devono essere avviati successivamente alla presentazione della richiesta di agevolazione. La mia impresa non produce capi finiti: posso accedere? Dipende dal codice ATECO. L'allegato al decreto include numerose attività a monte e a valle della produzione di capi, dalla chimica per il finissaggio alle lavorazioni metalliche per accessori, fino alla progettazione di moda.

Come possiamo affiancarti

In Archita Engineering seguiamo le imprese nella costruzione di programmi di investimento agevolati con un approccio che parte sempre dalla verifica di fattibilità. Se un progetto non è sostenibile o non ha i presupposti per essere competitivo in graduatoria, lo diciamo prima di iniziare. Su questa misura il lavoro utile si concentra su tre fronti:

  1. la definizione del perimetro tecnico del programma,
  2. il dimensionamento finanziario coerente con gli indicatori di valutazione
  3. la costruzione degli elementi premianti nei tempi necessari.

Se stai valutando un investimento nella filiera della moda, del tessile o degli accessori, contattaci per una valutazione preliminare: analizziamo insieme la coerenza del tuo progetto con i requisiti del decreto e le tempistiche realistiche di preparazione.

#### Fonti MIMIT - PMI operanti nella filiera della moda Decreto ministeriale 6 agosto 2026 Legge 11 marzo 2026, n. 34, articolo 3

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